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"Fare cose con le parole"

Il valore dei testi professionali

di Giovanni Acerboni, 29 aprile 2009

 

I testi professionali e amministrativi hanno tanti difetti, alcuni dei quali ben noti. Però hanno un pregio: dicono quasi sempre cose vere, utili, concrete, che servono a chi li riceve. Penso che sia anche per questa loro utilità che i lettori si irritano, quando faticano a decifrarli.

A volte, l'incomprensibilità di un testo costa. Un'azienda che non riesce a capire - poniamo - se deve pagare una certa imposta o come o quando pagarla deve rivolgersi a un consulente fiscale, che costa (senza considerare il costo del tempo aziendale). Ho detto azienda, e potrei anche dire il cittadino alle prese con i moduli IRPEF: piuttosto che sbagliare, paga un consulente. Insomma, l'utilità di questi testi è dimostrata proprio dalla loro oscurità.

Infatti, chi pagherebbe un consulente per farsi spiegare, poniamo, un articolo di giornale, il discorso di un ministro, il Finnegan's wake? Che siano sempre chiari, infatti, è dubbio. Chi vedrebbe a pagamento le trasmissioni di Santoro, Lerner e via via fino a Biscardi? Chi sarebbe disposto a pagare - poniamo - dieci centesimi in più il suo quotidiano preferito per leggere - poniamo - le opinioni di un opinionista, come, sul Corriere, Sartori o Panebianco?

Perché non saremmo disposti a pagare? Forse perché contengono, appunto, opinioni? Se così fosse, potremmo dire che l'immaterialità delle opinioni ha un valore piuttosto basso. Eppure, tutti hanno opinioni e moltissimi aspirano a dirle agli altri (come dimostra il boom dei blog). Pochi ci riescono, pochissimi riescono a farne un mestiere.

Ecco, i testi professionali e amministrativi hanno un grande pregio: gli autori non sono famosi e non si fanno pagare a pezzo, ma i loro testi hanno un valore e, guarda caso, non contengono opinioni. Il che non significa che siano al di fuori dell'argomentazione. Significa solo che l'argomentazione è nel contesto, non nel testo (e ovviamente ci sono eccezioni). Certo, non è facile rendersene conto, perché bisogna per prima cosa decifrarli. Tanto che a volte mi viene persino il sospetto che l'opinione risieda nell'oscurità del linguaggio. Se il contenuto non è opinabile, l'oscurità potrebbe rappresentare l'opinione dell'autore che quel contenuto è bene che il lettore non lo capisca.

[pubblicato per la prima volta il 29 aprile 2009 nel blog Scrittura professionale, di Giovanni Acerboni. Il blog, edito da Edizioni Master, è rimasto attivo dal 17 gennaio 2008 all'11 ottobre 2009].