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"Fare cose con le parole"

'taluna' significa 'taluna', ma non nella legge antievasione

di Giovanni Acerboni, 16 gennaio 2012

 

Un articolo della legge sull'evasione fiscale

L'evasione fiscale è punita dal Decreto Legislativo 10 marzo 2000, n. 74, che prevede naturalmente diversi casi. Consideriamone uno, il più semplice da capire (da parte mia): l'art. 4 Dichiarazione infedele, di cui do il testo aggiornato il 17 settembre 2011:

1. [...] È punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:
a) l'imposta evasa e' superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro cinquantamila;
b) l'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, e' superiore al dieci per cento dell'ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, e' superiore a euro due milioni.

Le imposte di cui si parla sono l'IRPEF (redditi delle persone), l'IRES (redditi delle società) e l'IVA (valore aggiunto). La loro evasione è punita se si verificano contemporaneamente due circostanze:

Per esempio, chi evade 50 mila euro non commette reato se ha dichiarato meno di 500 mila euro. La pena in questione non si applica dunque:

Ma che cosa significa che la somma evasa vada calcolata in "riferimento a taluna delle singole imposte"?

Intermezzo grammaticale

L'aggettivo e pronome 'taluno' fa parte del gruppo degli indefiniti singolativi, cioè quelli che si riferiscono:

'Taluno' può essere usato in due modi.

Primo modo: al plurale, come sinonimo di 'qualcuno', 'qualche', 'alcuni' (es. "taluni dicono sì"). Al singolare è invece raro, desueto e letterario (es. Montale: "taluno sovverta ogni disegno") ed equivale a "alcuno dice sì" (si sente che suona male?).

Secondo modo: al singolare, in correlazione con 'talaltro' (es. "taluno dice sì, talaltro dice no").

Tornando alla legge

Possiamo ora commentare quel "riferimento a taluna delle singole imposte".

Cominciamo osservando che 'taluna' è al singolare e non è in correlazione. Dunque, è un errore. Mettiamolo allora al plurale: "talune delle singole imposte".

Risolta così la questione grammaticale, resta da domandarci se 'taluna' abbia senso. No: 'taluna' non ha senso perché le imposte sono due e sono precisate. Controprova: sostituiamolo con un suo sinonimo: "qualcuna delle singole imposte". Negativo: non c'è senso. Il fatto è che essendo finito il numero delle imposte di riferimento, l'impiego di un pronome indefinito è improprio. C'è poco da fare.

'Taluna' è dunque usato a sproposito, non significa nulla, e dunque non significa nulla nemmeno la frase. Ma siccome una legge è una legge, qualche significato ci dev'essere.

L'interpretazione corrente

Ho fatto qualche ricerca nella giurisprudenza. Non mi risultano interpretazioni diverse dalla seguente: 'taluna' significa 'ciascuna' (non mi pare proprio di dover offendere il lettore spiegandogli che cosa significa 'ciascuna'). Sicché, il senso dell'articolo sarebbe: la legge si applica a chi evade in una delle due imposte una somma di 50 mila euro. Se evade in entrambe, doppio reato (ovviamente, sempre che, poi, la somma sia superiore al 10% del dichiarato).

Un'altra interpretazione

Ma che la giurisprudenza non abbia notato possibile un altro significato, significa solo che non ha notato possibile un altro significato, ma non significa che non vi sia qualche altro significato. Infatti, di fronte all'indecidibilità del significato, chiunque è legittimato a interpretare come gli pare.

Abbiamo visto l'intepretazione corrente, ma ce n'è almeno un'altra. Per esempio, che 'taluna' possa voler dire che i 50 mila euro possono risultare dal totale delle somme evase nell'una e nell'altra imposta. Cioè, che la legge si applica a chi evade – poniamo – 30 mila euro di IRPEF e 20 mila euro di IVA.

Non sono un giurista né un tributarista, ma mi parrebbe sensato: se la legge stabilisce in 50 mila euro il danno minimo per l'erario, che importanza ha da quante imposte sia stato prodotto?

A questa interpretazione mi pare che sia di appoggio il "complessivo" riferito all'ammontare, al punto b) dell'articolo. Se non ci fosse, sarebbe meglio, per l'interpretazione corrente. Proviamo a leggere il punto b) omettendo "complessivo":

b) l'ammontare degli elementi attivi sottratti all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, e' superiore al dieci per cento dell'ammontare degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, e' superiore a euro due milioni.

Senza "complessivo" il punto b) potrebbe indurre a interpretare il punto a) secondo l'interpretazione corrente, perché il testo parla al singolare di "dichiarazione". Dunque, una dichiarazione per ciascuna (stavo per dire taluna) imposta. Ma ci sono parecchi contribuenti che utilizzano il modello UNICO che, come dice il nome, è unico: dunque una sola dichiarazione per tutte le imposte. Perciò, non mi pare che questa interpretazione sia molto solida. Anzi, non lo è per nulla, dal punto di vista logico, perché qualsiasi interpretazione a valle di un errore logico a monte è a forte rischio di invalidità. Sarebbe come dire:
• 1+5 = 7
• 7+2 = 9

È vero che 7+2 = 9, ma è falso il 7, che non deriva da 1+5, e dunque è falso anche il 9.

Ma il "complessivo" c'è, e fa pensare che il calcolo debba essere fatto con tutti gli elementi attivi sottratti, indipendentemente da quale sia l'imposta evasa e di quanti euro, purché il totale evaso sia almeno di 50 mila euro.