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Copertina del libro di Antonio Palmieri "Non è colpa dell'algoritmo! Idee per usare bene la nostra libertà nell'era digitale", Egea, 2026

Non è colpa dell’algoritmo! Intervista ad Antonio Palmieri

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“Sono realista, quindi chiedo il possibile”.

Così termina Non è colpa dell’algoritmo! Idee per usare bene la nostra libertà nell’era digitale (Egea, 2026, pp. 122, 16.50 €).

Il volume, anche proprio per le dimensioni, appartiene al genere del pamphlet, un genere usato per prendere posizione e invitare il lettore a sostenerla. Generalmente, i pamphlet prendono posizione contro qualcosa o qualcuno. Sono divisivi. Questo invece no: prende posizione in senso positivo, non esclude nessuno. Nemmeno le AI generative e il contesto culturale che hanno generato e che ci pone domande dalla risposta difficile.

Ma qual è la colpa e di chi sarebbe? e qual è il possibile? Lo chiedo direttamente all’autore, Antonio Palmieri.

Palmieri:… Il titolo è volutamente provocatorio e la chiave è il sottotitolo. Non cerco colpevoli. Questo pamphlet, come lo ha iconicamente definito, si rivolge al singolo lettore e alla singola lettrice per invitarla a prendere in mano la propria vita digitale, indicando come e perché sia possibile farlo.

Palmieri sa esprimere pensieri profondi in modo semplice e brillante, e sa trarre dalla sua esperienza e dalle sue letture quei riferimenti che rendono il suo discorso solido e convicente. Il lettore trova citazioni a largo raggio, da Dante a Vaclav Havel a… Eugenio Finardi.

Un tratto del suo stile di scrittura è il conio o la citazione di espressioni che restano impresse.

Una di queste è “disarmare la rassegnazione”. Che cosa racchiude questa espressione?

Palmieri: La narrazione prevalente su social e intelligenza artificiale produce solo demoralizzazione, deresponsabilizzazione, moralismo e, quindi, rassegnazione. Lo strapotere delle big tech, delle tecnologie, dell’algoritmo viene esaltato e questo ci mette in una situazione che ci impedisce di capire che il “potere di noi senza potere” è molto più grande di quanto ci raccontano.”

E “intrattenimento-trattenimento”?

Palmieri: Tutti i media puntano a intrattenerci e, dunque, a trattenerci al loro interno. Lo stesso avviene per social e intelligenza artificiale. L’algoritmo continua a proporci contenuti che sa che ci piacciono, l’intelligenza artificiale generativa chiude sempre ponendoci nuove domande.

E “biasimo del bias”?

Palmieri: Vedo che ha gradito i miei giochi di parole, che in realtà sono seri tentativi di fissare concetti differenti dai soliti. La condanna sistematica dei bias che anima la pubblicistica contemporanea non prende in considerazione che il bias è un limite umano, dovuto al fatto che noi non siamo algoritmi, sempre lucidi e assolutamente razionali: siamo esseri umani e quindi per definizione imperfetti e limitati. La nostra razionalità ha un corpo, una storia, un contesto personale, culturale, sociale, delle emozioni. La nostra intelligenza non è solo una intelligenza che fa calcoli, come quella dell’intelligenza artificiale generativa e conversazionale. Viceversa, libri, articoli e conferenze spesso assumono un tono moralizzante, come il bias in sé fosse una grave colpa etica: invece si tratta di un segnale della nostra umanità. I bias cognitivi sono scorciatoie mentali che il cervello usa per prendere decisioni in contesti incerti, sono strategie adattive, sono meccanismi evolutivi: le nostre percezioni, scelte, emozioni e relazioni sono filtrate da strutture mentali imperfette ma funzionali. Chi biasima il bias vuole un uomo perfetto, che non esiste in natura.

E “il potere dei senza potere” (che in realtà è una citazione da Havel)

Palmieri: Con questa citazione indico il fatto che possiamo usare la nostra libertà personale per usare la tecnologia e non solo esserne usati se la nutriamo di una doppia consapevolezza: conoscere i meccanismi della tecnologia e conoscere come siamo stati creati e quindi “funzioniamo” noi esseri umani.”

Che cos’è “la giornata mondiale della gentilezza”?

Palmieri: È una delle tante giornate mondiali (cade il 13 novembre) ed è la modalità standard con cui ci accoglie l’intelligenza artificiale generativa e relazionale. Una straordinaria finzione, perché l’algoritmo non è un essere senziente e così simula una empatia artificiale che è parte del processo di trattenimento.

La tesi del libro mi pare che possa essere riassunta così: teniamoci ben stretta la nostra identità, teniamo la barra dritta verso una sempre maggiore consapevolezza e affrontiamo il cambiamento epocale delle GenAI con serenità, attenzione e fermezza.

C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere per dare al lettore una vista completa del suo messaggio?

Palmieri: Leggere il mio libro è l’antidoto al pessimismo e alla rassegnazione…perché è un inno alla speranza, che non è un pio sentimento, ma una molla che spinge ad agire in vista di un obiettivo positivo.

 

Dopo una vita nella comunicazione e nella comunicazione politica e cinque legislature (2001-2022) come deputato attento ai temi dell’innovazione tecnologica, Antonio Palmieri è attualmente cofondatore e presidente della Fondazione Pensiero Solido, la cui missione è aiutare a capire l’impatto del digitale sulle nostre vite e nella società.

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